Si sta scrivendo una pagina politica imbarazzante e ambigua sulla governance del farmaco, e rischiano di pagarne il prezzo migliaia di professionisti, di piccole imprese e il cittadino.
Da anni il M5S condivideva appieno, proprio nell'interesse del cittadino, unica bussola più volte sbandierata, le istanze portate avanti dalla rappresentanza nettamente maggioritaria dei farmacisti delle parafarmacie italiane: il riconoscimento professionale sotteso alle rivendicazioni di fascia C e farmacia non convenzionata.
Ora invece sembra avere voltato le spalle a molte scelte di campo, tra cui questa, ribadita più volte con fermezza da anni dai banchi dell'opposizione.
Siamo ancora in tempo, si può fare, anche la credibilità persa si può recuperare, ma bisogna fare presto, il quadro è desolante: recessione tecnica, rincari proprio dei farmaci di fascia C, rinuncia alle cure, generici poco diffusi, disoccupazione, spesa sanitaria pubblica in calo e quella privata in aumento a danno delle famiglie più povere, ingresso dei capitali nel mercato chiuso delle farmacie, potenziale oligopolio in grado di decidere in futuro il prezzo della nostra salute.
Poche azioni mirate, promosse da anni come posizione politica consolidata, potrebbero ridare le redini in mano al farmacista ovunque lavori, getterebbero luce su questo quadro fosco e avrebbero benefiche ricadute sociali, sanitarie e occupazionali: tra queste non può mancare finalmente il riconoscimento ai farmacisti delle parafarmacie italiane della dispensazione dei farmaci da prescrizione medica a carico del paziente.
Fonte: Fnpi - Federazione nazionale parafarmacie italiane
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