Al centro della XVI edizione de Il Futuro della Sanità il paziente oncologico e le tante reti che si intrecciano attorno a lui. Presentata in anteprima una ricerca IPSOS dedicata alla percezione che gli italiani hanno dell’innovazione in sanità: paziente al centro e fiducia nelle tecnologie
Milano, 18 novembre – Il miglior modello di cura per i malati di tumore è la rete oncologica, a dirlo nel 2018 era il Ministero della Salute. In Italia oggi ne esistono 8 e collegano 11 regioni. Le reti oncologiche rappresentano un modello organizzativo il cui presupposto è quello di razionalizzare le risorse economiche, tecnologiche e professionali, oltre che garantire a tutti i pazienti un’equità di accesso alle migliori cure.
Questo il tema centrale della XVI edizione de Il Futuro della Sanità, l’evento annuale di ab medica – azienda italiana leader nella produzione e nella distribuzione di tecnologie medicali, nonché punto di riferimento per la robotica chirurgica in Italia – tenutosi il 18 novembre a Milano.
Parlare di rete oncologica significa parlare di multidisciplinarietà, per questo, nel corso della serata, sono intervenuti tutti gli attori che, a diverso titolo, sono coinvolti in questo modello. Chirurghi e specialisti che in primis devono collaborare per integrare i trattamenti oncologici, scegliendo le soluzioni più innovative e all’avanguardia; i medici che a distanza seguono il follow-up dei pazienti, assicurandosi il rispetto e l’aderenza al piano di cura grazie a soluzioni di telemedicina e telemonitoraggio; le aziende ospedaliere che condividono e ottimizzano le soluzioni tecnologiche attraverso la creazione delle reti; le associazioni pazienti che affiancano la persona durante e dopo la lotta alla malattia ed infine gli specialisti in genomica che offrono un prezioso strumento predittivo, ma anche la possibilità di predisporre cure personalizzate.
“Prendersi cura del paziente oncologico è un impegno collettivo che coinvolge innumerevoli attori, dai medici, agli infermieri ai manager delle aziende ospedaliere sino ad arrivare alle istituzioni e alle aziende che – come ab medica – sono attive nel mondo sanitario. Siamo tutti egualmente chiamati a indirizzare i nostri sforzi in maniera sinergica. E quale migliore organizzazione se non quella che risponde alla logica della rete per stimolare condivisione di esperienze, il dialogo tra professionisti, la ricerca di nuove prospettive nel comune interesse che pone il paziente oncologico al centro? ab medica sente forte questa responsabilità e continua a promuovere occasioni come il Futuro della Sanità in cui lo scambio e il confronto vengono condivisi tra tutti gli interlocutori coinvolti nel garantire la migliore cura al paziente” dichiara Francesca Cerruti, Direttore Generale di ab medica.
I diversi ambiti delle reti oncologiche, dalla telemedicina alla robotica chirurgica, dalla genomica alla radioterapia, sono stati analizzati da una ricerca IPSOS, commissionata da ab medica e presentata in anteprima durante Il Futuro della Sanità. Lo studio fotografa la percezione degli italiani nei confronti dell’innovazione in sanità e in particolare nelle terapie oncologiche, ciò che emerge è la grande fiducia nelle tecnologie e una imprescindibile necessità di mantenere sempre al centro il paziente.
Possiamo pensare di costruire la sanità di domani solo se conosciamo quella presente: per questa ragione ab medica ha commissionato ad IPSOS una ricerca dalla quale emerge una profonda fiducia nelle tecnologie medicali che si fanno strada negli ospedali italiani, affiancata però al timore della solitudine lungo il percorso di diagnosi e cura che dovrebbe vedere il paziente invece protagonista. La soluzione sta proprio nel coordinare gli sforzi che ciascuno di noi può mettere in campo affinché soluzioni tecnologiche ma anche logiche di gestione si intreccino nell’interesse del paziente” continua Francesca Cerruti.
“Dai nostri studi appare sempre più chiaro che l’innovazione tecnologica sarà decisiva per il futuro della sanità – commenta Nando Pagnoncelli, Presidente IPSOS Italia – La diffusione dell’Intelligenza Artificiale, che nella medicina incontra meno barriere rispetto ad altri settori, non solo porterà alla nascita di nuove figure professionali in ambito sanitario, come i chirurghi robotici in grado di unire le conoscenze scientifiche con la capacità di maneggiare i nuovi dispositivi tecnologici, ma anche a una maggiore qualità nei servizi, riducendo il gap tra le strutture del Nord e del Sud Italia”.
Oltre a Nando Pagnoncelli, durante Il Futuro della Sanità, sono intervenuti prof. Attilio Bianchi, Direttore Generale Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli e tra i maggiori promotori sia della rete “AMORE” (che collega Campania, Basilicata e Puglia), sia della rete oncologica campana; Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, attivamente coinvolto nel Molecular Tumor Board (MTB); Stefano Magrini, Presidente Associazione Italiana di Radioterapia ed Oncologia Clinica; Vincenzo Mirone, Urologo e Responsabile del Comitato Scientifico Senior Italia FederAnziani; Roberto Orecchia, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, Alfonso Parisi, infermiere reparto Ematologia e trapianti midollo osseo presso Fondazione IRCCS Istituto nazionale dei tumori di Milano, Valeria Tozzi, Associate Professor of Practice of Government, Health and Not for Profit presso SDA Bocconi School of Management.
Fonte: Ab Medica
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