· Sei italiani su dieci ritengono che l’integrazione tra pubblico e privato possa alleviare la pressione sul Sistema sanitario nazionale
· La maggioranza degli intervistati teme che il sistema pubblico non riuscirà a rispondere ai loro bisogni sanitari in futuro
· Allo stesso tempo, quasi quattro su cinque lamentano un aumento dei costi della sanità privata
Bologna, 13 gennaio 2024
Una maggior collaborazione tra pubblico e privato potrebbe migliorare l’efficienza complessiva del sistema sanitario italiano, mitigando la crisi in cui si trova: è l’opinione condivisa da sei italiani su dieci, secondo quanto emerge dall’ultima indagine sul tema dell’Osservatorio Sanità[1] di UniSalute, svolto insieme all’istituto di ricerca Nomisma.
Di fronte all’allungarsi delle liste di attesa e alle difficoltà di accesso ai servizi sanitari pubblici, il 61% degli intervistati ritiene che l’integrazione della sanità privata con il SSN possa alleviare la pressione sulla sanità pubblica, in un contesto in cui il 27% degli italiani pensa che in futuro il sistema pubblico non risponderà in alcun modo ai suoi bisogni in fatto di salute, e il 65% ritiene potrà farlo solo in parte.
Già oggi per molti controlli la tendenza è quella di rivolgersi direttamente al privato: dall’indagine emerge che gli esami più spesso svolti privatamente, o comunque in convenzione, sono le visite odontoiatriche (92%), l’esame della vista (76%), i test dell’udito (69%) e le visite dermatologiche (62%). Anche la maggioranza delle visite ginecologiche (71%) viene effettuata privatamente o in convenzione. Nonostante ciò, solo il 32% del campione pensa sia necessario differenziare le prestazioni offerte da SSN e sanità privata, segno che gli italiani credono sia comunque importante garantire equità e uniformità di accesso ai servizi.
I motivi del ricorso alla sanità privata sono riconducibili principalmente al superare il problema delle liste di attesa: i tempi di attesa ridotti sono infatti la ragione principale (64%), seguiti da una più ampia disponibilità di date e orari (34%) e da una maggior facilità nella prenotazione (27%). La maggior qualità del servizio, invece, è citata solo da una minoranza del campione (13%).
D’altro canto, anche se due italiani su tre (66%) si dicono soddisfatti delle cure ricevute, la maggioranza (78%) riscontra un aumento dei costi nella sanità privata rispetto a prima della pandemia, e secondo il 36% anche in ambito privato si sono allungati i tempi di attesa, a evidenziare come le criticità non siano esclusivamente circoscritte al settore pubblico, ma investano l'intero panorama dell'assistenza sanitaria.
[1] Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nomisma su di un campione di 1.650 italiani con età compresa tra 18 e 70 anni, stratificato per età, sesso ed area geografica, con sovracampionamento nelle province di Milano, Torino, Padova, Bologna, Napoli, Palermo, Genova, Cagliari
Fonte: Unisalute
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