Salute in carcere: il Progetto Insieme su carcere e salute mentale

Chiude a Bari un percorso innovativo di approccio integrato per la cura e la gestione dei disturbi mentali dei detenuti in Italia.

Bari, 27 novembre 2019 – Si conclude oggi a Bari la prima fase del progetto “INSIEME – Carcere e salute mentale”, promosso dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria, con il patrocinio della Società Italiana di Psichiatria e della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze e con il supporto incondizionato di Otsuka e Lundbeck. Un percorso unico in Italia che introduce un nuovo approccio nella gestione dei disturbi mentali in carcere, un metodo applicabile in tutti gli istituti penitenziari italiani.

È infatti allarmante la situazione nelle carceri, dove la malattia mentale è molto più presente di quel che si pensa: le stime indicano come il 4% dei detenuti sia affetto da disturbi psicotici contro l’1% della popolazione generale; la depressione colpisce il 10% dei reclusi, mentre il 65% convive con un disturbo della personalità. Significativa, infine, la percentuale di popolazione carceraria che soffre di disturbo da stress post-traumatico, con particolare riferimento ai detenuti migranti: si parla del 4-20% vs il 2° della popolazione generale.[1]

 “Il Progetto INSIEME – Carcere e salute mentale” ha il grande valore di aver elaborato un percorso terapeutico-assistenziale volto a identificare modelli di intervento omogenei nelle carceri italiane, pur nel rispetto delle diversità locali.” afferma il Prof. Luciano Lucania, Presidente della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria “Questo perché ciò che accomuna tutte le situazioni, vale a dire la privazione della libertà e l’ambiente carcerario stesso, sono fonte di grande stress che può portare a sviluppare o ad acuire i disturbi psichiatrici, con particolare riferimento a quelli psicotici, della personalità e depressione”.

L’isolamento e lo shock della detenzione possono far esplodere o aggravare le malattie mentali e il progetto “INSIEME – Carcere e salute mentale” , avviato alla fine del 2016, è una risposta concreta che ha interessato un totale di 16 istituti penitenziari italiani in tre anni, giungendo alla pubblicazione di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) per la gestione unitaria e multidisciplinare dei disturbi psichiatrici nelle carceri italiane.

Vi è l’esigenza di una stretta collaborazione fra le diverse figure professionali che sono coinvolte nella gestione del paziente-detenuto.”, commenta Massimo Clerici, Presidente della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze, che aggiunge: “Attraverso il coordinamento delle tre società scientifiche promotrici, il progetto INSIEME ha puntato molto sulla formazione, non limitandola solo agli operatori sanitari ma estendendola a tutti i soggetti coinvolti nel circuito assistenziale, nell’ottica di una piena integrazione carcere-territorio. In questo senso, non solo i tavoli di lavoro tra esperti di diversi ambiti sanitari, ma anche gli incontri formativi destinati al personale penitenziario, si sono dimostrati fondamentali per il miglioramento della gestione delle malattie mentali”.

Le principali novità introdotte dal nuovo PDTA  riguardano: la valutazione della salute mentale e il monitoraggio fin dall’ingresso in carcere, l’utilizzo dei trattamenti di ultima generazione, i gruppi di sostegno tra i detenuti e diverse attività educative-culturali.

“Siamo lieti di ospitare a Bari la tappa conclusiva di un percorso così ambizioso e proficuo. – commenta il Dr Domenico Semisa, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Bari – “La nostra regione, infatti è sede di uno dei 9 SAI presenti sul territorio nazionale. All'intensa attività del SAI presente presso la CC di Bari, si affianca dunque l'intensa attività del nostro Dipartimento che vede nel Progetto INSIEME la concretizzazione di quanto ha già iniziato a fare ormai da più di un anno con la stesura di protocolli e procedure interni che possano assicurare al detenuto affetto da patologia mentale non solo la continuità delle cure psichiatriche intra ed extramurarie, ma anche un'assistenza quanto più vicina possibile a quella che assicuriamo ai nostri pazienti sul territorio esterno.  La ASL Bari si sta mostrando quanto mai sensibile sul tema, cercando in ogni modo di sostenere gli sforzi del Dipartimento. Obiettivo  importante per il prossimo anno sarà riuscire ad inserire il modulo Salute Mentale Penitenziaria nel nostro Sistema Informativo in modo da raccogliere finalmente dati che possano certificare livelli di assistenza analoghi, sul piano dell’efficacia delle cure e del diritto alla salute,  a quelli garantiti a tutti i cittadini.”

La multidisciplinarietà introdotta da INSIEME fonda le radici nell’analisi della situazione concreta delle carceri italiane, proponendo linee di indirizzo unitarie per la gestione del detenuto affetto da disturbi mentali sia nel periodo della detenzione, sia al momento del rilascio, assicurando così  la continuità terapeutica-assistenziale.

Per il Prof. Enrico Zanalda, Presidente della Società Italiana di Psichiatria, “la mancanza di dati epidemiologici precisi relativi al disagio mentale tra i detenuti è da sempre un problema molto sentito e uno dei grandi passi avanti compiuti grazie al Progetto INSIEME – Carcere e Salute Mentale” è proprio quello di aver prestato attenzione ai concreti bisogni dei detenuti con problemi mentali, intendendo con questo sia necessità cliniche, sia giuridiche, in un circolo virtuoso che vede correlati e il sistema penitenziario e quello sanitario, l’uno consapevole e rispettoso delle dinamiche dell’altro, con l’obiettivo comune del recupero e del futuro reinserimento del paziente nella società.”

Il progetto INSIEME non si chiude con il 2019. Nel 2020, infatti, l’impegno del board scientifico e delle aziende sponsor si concentrerà sulla realizzazione di una nuova fase progettuale in ambito R.E.M.S. che identifichi chiaramente un puntuale percorso formativo rivolto agli operatori tutti.

 (1)  Mental health of prisoners: prevalence, adverse outcomes, and interventions - M.Clerici, S.Fazel, Lancet Psichiatry 2016 (3,9, 871-881)

Fonte: Progetto Insieme

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