Report, la richiesta di rettifica di Wba: "Affermazioni contrarie a verità". E la replica del dottor Matachione

Spett.le RAI 3.
Alla c.a. del Direttore Responsabile
Dott. Stefano Coletta

Oggetto: Puntata di Report del 1° aprile 2019 – richiesta di rettifica ai sensi dell’art. 32 quinquies del D.lgs 31.7.2005 n. 177

Vi scrivo nella mia qualità di General Counsel e Chief Administrative Officer della societa Walgreens Boots Alliance Inc. Il servizio “Il male e La cura”, che avete messo in onda durante la trasmissione “Report” del 1° aprile 2019, contiene una serie di affermazioni contrarie a verità rispetto a questa società, alla società Boots facente parte del gruppo Walgreens Boots Alliance e all’Ing. Stefano Pessina. Ci vediamo, quindi, costretti a segnalarVi le affermazioni contrarie a verità contenute nel servizio, chiedendoVi, ai sensi della legislazione vigente, che sia trasmessa apposita rettifica.

1) In apertura è stato affermato che l’Ing. Pessina ha comprato la catena di farmacie Boots “nel 2007 con soldi presi in prestito e a rimetterci è stato il fisco inglese”. Questa affermazione è contraria alla verità ed evoca che, nel caso in questione, ci sia stata un’evasione fiscale e, pertanto, si chiede la seguente rettifica: “L’Ing. Pessina, insieme ad altri investitori, ha comprato la società Boots nel 2007 con una combinazione di mezzi propri e finanziamenti da parte di grandi banche, secondo la modalità di acquisto del leverage buy out che è consentita e utilizzata in tutto il mondo, sia per piccole che per grandi acquisizioni e il fisco inglese non ci ha rimesso alcunchè. Il prestito è stato, infatti, integralmente rimborsato alle banche da Boots che, in base alla legge, aveva il diritto, come una qualsiasi altra società in Inghilterra, di dedurre dalle proprie imposte gli interessi pagati su questi finanziamenti. Ed altresì vero che il fisco inglese ha ricevuto il pagamento di imposte da codeste banche in quanto esse dovevano pagare imposte sugli importi ricevuti da Boots che facevano parte dei profitti delle banche.”
2) Nel servizio poi, in relazione a Walgreens, è stato affermato che l’Ing. Pessina “è diventato amministratore delegato e principale azionista nel 2015 anche grazie alla diffusione di informazioni fuorvianti che sono costate al gruppo una multa da 35 milioni”. Anche questa affermazione è contraria alla verità e diffamatoria nei confronti dell’Ing. Pessina e si chiede la seguente rettifica: “La multa imposta dalla SEC a Walgreens fu originata da certe affermazioni effettuate dal management precedente di Walgreens nel 2012 e cioè anni prima che l’Ing. Pessina divenisse amministratore delegato e azionista di riferimento della società. A seguito di tale condotta il management precedente e’ stato sanzionato dalle autorità americane”. Si segnala inoltre che la canzone di sottofondo che accompagna questa parte del servizio si intitola “In The Jailhouse Now” ed è chiara la finalità diffamatoria di abbinare la stessa a Walgreens Boots Alliance
e al suo amministratore delegato Ing. Pessina.
3) Nel servizio si dice poi che l’Ing. Pessina “ha approfittato di finanziamenti statali… e ha messo in piedi una filiera per produrre musicassette, quando tutti ormai usavano soltanto i CD” e che “nell’arco di pochi anni le aziende sono fallite, lo Stato ha chiesto milioni di risarcimenti, ma invece di chiederli a Pessina, li ha chiesti” a Giuseppe e Antonello Prototipo, il primo qualificato come braccio destro dell’Ing. Pessina in tutta la prima fase della sua attività. Ebbene quanto riportato nel servizio è contrario alla verità e si chiede la seguente rettifica: “Delle società di cui parla il Dott. Antonello Prototipo, l’Ing. Pessina era socio passivo ma non amministratore. La società non produceva le vecchie musicassette bensì supporti digitali per CD e contenitori per videocassette. Il Dott. Giuseppe Prototipo era il Presidente del Collegio Sindacale e tenuto, quindi, per legge, a vigilare sulla gestione delle stessa. Il Dott. Giuseppe Prototipo non era il braccio destro dell’Ing. Pessina, era un professionista fra i tanti di cui si avvaleva in quel periodo. Va anche segnalato che l’Ing. Pessina, come tutti gli azionisti della società in questione, ha perso un investimento significativo come conseguenza del fallimento”.
4) Quanto alle non veritiere dichiarazioni rilasciate dal farmacista di Torre Annunziata Nazario Matachione, circa presunte “grosse differenze tra la merce materialmente a terra rispetto alle fatture” e alle “quattro cinque richieste” attestanti la consegna di medicinali che non avrebbero avuto risposta, si chiede la seguente rettifica: “Se fosse stato vero che le fatture per merce venduta nell’arco di alcuni anni non corrispondevano alla merce consegnata in tante farmacie, i vari titolari delle farmacie avrebbero prontamente segnalato la presunta “incongruenza”. Ciò, invece, non è mai avvenuto. Questa presunta “incongruenza” non è stata neppure sollevata nelle udienze che hanno preceduto le dichiarazioni di fallimento delle farmacie, ma solo successivamente e quando già il Tribunale di Roma aveva emesso nei confronti di esse ingiunzioni di pagamento per oltre 7,5 milioni di Euro nei confronti delle società di Alliance Healthcare Italia .
5) Nel servizio si è parlato del Gruppo Essere Benessere. E’ vero che Alliance Healthcare Italia era uno dei principali fornitori delle farmacie e parafarmacie del gruppo. Quello che non è stato però detto è che Alliance Healthcare è intervenuta rilevando le farmacie del gruppo, evitando così il loro fallimento, quello dei soci farmacisti e salvaguardando i posti di lavoro. Tutto ciò sotto l’attento controllo del Tribunale di Milano. Si chiede, pertanto, che si trasmetta tale rettifica.
6) Nel servizio è stato riportato che il Gruppo Alliance in Italia, negli ultimi sei anni, ha registrato perdite e si è adombrato che tali perdite facessero parte di un disegno per acquisire più facilmente farmacie indebitate. Si chiede, pertanto, la seguente rettifica: “Le perdite fatte registrare in Italia dal Gruppo Alliance sono state determinate principalmente dalle insolvenze di moltissime farmacie italiane le quali non si sono prontamente adeguate ai tagli della spesa del servizio sanitario nazionale e al calo della domanda in generale. Non è veritiero, pertanto, dire che il gruppo Alliance abbia accettato deliberatamente di lavorare, per anni, in perdita per poi essere in condizione di vantaggio per acquistare le farmacie con esso indebitate. I dati, al riguardo, sono incontrovertibili. Ad oggi, Alliance, eccezion fatta per le farmacie che facevano capo al gruppo Essere Benessere, ha rilevato nove farmacie in bonis e quattro in crisi finanziaria. Cio’  dimostra che a circa due anni dall’entrata in vigore della liberalizzazione, non si è lanciata nell’acqusito di farmacie e tanto meno si è focalizzata su quelle con essa indebitate”.
7) Parimenti non veritiero è quanto paventato nel servizio secondo il quale, con l’ingresso in Italia delle catene di farmacie – secondo “la logica del supermercato…applicate alla salute e alle medicine” – ci sarebbe “il rischio che un domani le farmacie non vengano aperte dove c’è realmente bisogno ma dove conviene più commercialmente, mentre invece i farmaci dovrebbero essere a disposizione, a portata di mano, di disabili e anziani”. Al riguardo si precisa che “in realtà, non si corre alcun pericolo in quanto l’apertura di farmacie in Italia è sottoposta dalla legislazione vigente a un rigido e protettivo criterio territoriale e demografico che assicura una capillare presenza di farmacie anche negli agglomerati urbani di più piccole dimensioni”.

In conclusione ci duole constatare che nonostante il giornalista Giuliano Marrucci abbia incontrato molte persone, non solo di Boots a Londra, ma anche di Walgreens Boots Alliance a Chicago, e gli siano state fornite molte informazioni che gli avrebbero certamente consentito di realizzare una trasmissione accurata e veritiera, questi abbia invece deciso di realizzare una trasmissione diffamatoria che ha distorto completamente la realtà e la verità.

Marco Pagni
Executive Vice President
General Counsel and Chief Administrative Officer

 

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO LA RICHIESTA DI RETTIFICA GIUNTA IN REDAZIONE DA PARTE DEL DIFENSORE DEL DOTT. MATACHIONE

Oggetto: Nazario Matachione e/ Walgreens Boots Alliance; richiesta di rettifica.

In nome e per conto del Dott. Nazario Matachione, nato a Torre del Greco (NA) il 29.03.1970, Vi rappresento quanto segue.

In data 5/4/2019 la testata on-line “Puntoeffe” ha pubblicato una “richiesta di rettifica”, riferibile alla Walgreens Boots Alliance Inc., rispetto a quanto emerso nella trasmissione Report, andata in onda su RAI 3 il giorno 1/4/2009 (con particolare riferimento al servizio “il male e la cura”).
Nello specifico – e per quanto attiene alla posizione del mio assistito – la notizia rendeva nota la posizione della WBA che ha imputato al Dott. Matachione dichiarazioni “non veritiere” nel corso della predetta trasmissione televisiva.
Questo il passaggio in oggetto.
Quanto alle non veritiere dichiarazioni rilasciate dal farmacista di Torre Annunziata Nazario Matachione, circa presunte grosse differenze tra la merce materialmente a terra rispetto alle fatture e alle quattro cinque richieste attestanti la consegna di medicinali che non avrebbero avuto risposta si chiede la seguente rettifìca: Se fosse stato vero che le fatture per merce venduta nell’arco di alcuni anni non corrispondevano alla merce consegnata in tante farmacie, i vari titolari delle farmacie avrebbero prontamente segnalato la presunta incongruenza. Ciò invece non è mai avvenuto. Questa presunta incongruenza non è stata neppure sollevata nelle udienze che hanno preceduto le dichiarazioni di fallimento delle farmacie, ma solo successivamente e quando già il Tribunale di Roma aveva emesso nei confronti di esse ingiunzioni di pagamento per oltre 7, 5 milioni di euro nei confronti delle società di Alliance Healthcare Italia.
Ebbene, le suddette affermazioni, pubblicate dalla Vostra testata, non riflettono assolutamente la realtà dei fatti ed anzi sono lesive dell’immagine del mio cliente.
Non corrisponde al vero, infatti, che le incongruenze tra gli importi fatturati e le merci effettivamente consegnate non furono mai segnalate prima delle udienze che hanno preceduto la dichiarazioni di fallimento o prima dei decreti ingiuntivi resi dal Tribunale di Roma.
La realtà è che le incongruenze furono segnalate ad Alliance Healthcare (di seguito “AHID”) proprio per verificare la corrispondenza della merce consegnata con gli importi fatturati e richiesti da AHID, la quale, per tutta risposta, si rivolse al Tribunale di Roma per ottenere il pagamento degli importi fatturati senza mai dare evidenza documentale di quanto richiesto.
Il Tribunale di Roma emise i decreti ingiuntivi non provvisoriamente esecutivi nei confronti delle società in cui il mio cliente risultava socio accomandatario, tutti puntualmente opposti proprio sul rilievo, tra le altre cose, della incongruenza riscontrata tra gli importi richiesti da AHID , allora Galenitalia, e la merce effettivamente consegnata .
Gli atti di opposizione a decreto ingiuntivo riportano la data del 23.5.2014 e in allegato agli stessi sonorichiamate tutte le raccomandate inviate anche dal Consorzio con cui sono state, fin dal 2013, contestate a AHID, prima Galenitalia, le incongruenze tra fatturato e merci.
Sia il decreto ingiuntivo che la opposizione contenente le contestazioni sono decisamente anteriori alla dichiarazione di fallimento.
Le raccomandate con cui il Consorzio e le farmacia che ne facevano parte hanno contestato gli importi pretesi da AHID sono anteriori ai decreti ingiuntivi resi dal Tribunale di Roma. Durante tale contenzioso il mio assistito, che dal 2013 presiedeva il Consorzio Matachione Group scarl, è stato coinvolto in un procedimento penale, iniziato dalla Procura di Napo li , per effetto del quale ha subito varie misure cautelari.
In particolare, su richiesta della Procura di Napoli il dott. Matachione è stato sottoposto dal 14 ottobre 2014 al 22.12.2014 alla misura della custodia cautelare in carcere.
Poi, senza soluzione di continuità, allo stesso è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari, dal 22.12.2014 al 22. 1.2015; infine, dal 22.1.2015 al 4.4.2015 quest’ultima misura cautelare è stata sostituita con quella dell’obbligo di dimora a Napoli.
Per completezza si rileva che il procedimento penale nell’ambito del quale furono applicate le suddette misure cautelari è stato archiviato nell’anno 2017 dal GIP su richiesta della stessa Procura.
Ebbene, in tale contesto di evidente debolezza psicologica ed economica del Matachione, causata dalle misure cautelari e dall’eco mediatico che ebbe quella vicenda giudiziaria fu sottoscritto il cd. accordo-quadro (30 marzo 2015).
In tale accordo, NESSUN RIFERIMENTO vi è da parte di AHID a documentazione comprovante l’effettiva consegna della merce secondo i quantitativi richiesti con i decreti ingiuntivi.
Il dott. Matachione, turbato dall’incertezza del proprio futuro, ancora sotto misura cautelare, sottoscrisse con quell’accordo condizioni assolutamente vessatorie e svantaggiose sia per sé che per le società rappresentate.
Ed invero lo stesso accordo, sempre prima del fallimento, fu prontamente stigmatizzato dal Matachione con relativa azione civile, contro AHID, innanzi al Tribunale di Roma, per abuso di posizione dominante.
Ma ciò non basta.
Venendo, infatti, alla procedura fallimentare va chiarito che, proprio in tale sede è giunta la definitiva conferma dell’attendibilità delle contestazioni mosse dal dott. Matachione, sin dai primi passi di questa triste vicenda, tanto è vero che il Tribunale di Napoli, in composizione Collegiale, non solo ha dato rilevanza a profili di invalidità giuridica dell’accordo quadro per vizio del consenso, ma in modo significativo ha dato atto che AHID (ricorrente principale nella procedure fallimentari!!!!) non ha offerto la prova della consegna della merce nei quantitativi dedotti, al punto da prodursi l’inevitabile RIGETTO della domanda di insinuazione al passivo del Fallimento per le forniture effettuate sino al 30/03/2015 (cfr. in allegato decreto Tribunale di Napoli, stato passivo esecutivo farmacia del Corso, farmacia S.M. La Carità e farmacia Leondardo Da Vinci che si allegano).

Va da sé che, alla luce di tutte le circostanze dedotte con la presente missiva, ampiamente supportate dalla competente documentazione, le dichiarazioni di cui alla richiesta di rettifica non corrispondono a verità ed anzi, nella loro gravità, sono fortemente lesive dei diritti del mio cliente, siccome propalate al pubblico per il tramite della Vostra testata con mezzi di informazione a vasta diffusione (internet) e per di più nell’ambito del contesto lavorativo di cui è parte il mio assistito.
Ciò posto, Vi invito a rettificare la notizia de qua dando analogo risalto e spazio alla presente richiesta, con espresso avvertimento che in mancanza si adiranno le vie legali.
Danni riservati.

Avv. Daniele Iorio

Fonte: Walgreens Boots Alliance

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