Medicina di precisione in oncologia: necessari governance e risorse per la sopravvivenza dei pazienti

Importanti esperti nazionali convergono sulla necessità di definire un programma nazionale con specifiche risorse per cogliere le straordinarie opportunità dell’innovazione genomica in oncologia

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Milano, 7 luglio 2021 - L'oncologia sta attraversando un periodo di forte evoluzione e una delle spinte più forti al cambiamento proviene dalla medicina di precisione, una rivoluzione epocale che opera su specifici meccanismi molecolari, scelti in base alle caratteristiche genetiche del tumore di ogni singolo paziente.

La complessità dell’oncologia di precisione richiede però che debbano essere abilitati dei cambiamenti: da un più omogeneo accesso ai test di profilazione genomica, all’implementazione diffusa di gruppi multidisciplinari come i Molecular Tumor Board (MTB), a una nuova governance che consenta a pieno l’evoluzione dei modelli di cura personalizzata. Se n’è parlato ieri nel webinar realizzato da Edra con il supporto non condizionato di Lilly, dal titolo "Medicina di Precisione in Oncologia - Snodi tra Evoluzione, Visioni, Futuro & Opportunità".

C’è positività in merito al passaggio dalla fase propositiva a quella operativa” commenta così l’applicazione della medicina di precisione in oncologia Nello Martini, Presidente di Fondazione ReS, già Direttore Generale di AIFA “La Conferenza Stato-Regioni deve promuovere una nuova governance che consideri l’individuazione di centri per l’esecuzione dei test di profilazione genomica in ogni regione, l’indicazione precisa dei test in ripresa delle istanze tecnico-scientifiche, l’assicurazione di accesso e rimborsabilità, e un finanziamento necessario alla sostenibilità economica del comparto”.

Francesco De Lorenzo, Presidente FAVO, e Emanuela Bonoldi, Segretario Nazionale SIAPeC sono concordi sulla necessità di un piano di finanziamenti, anche accedendo alle specifiche risorse europee, aggiungendo che, per favorire il cambiamento e l’evoluzione, sarà necessario utilizzare la genomica anche per l’aspetto diagnostico, ma che soprattutto sarà fondamentale in futuro puntare sulla formazione, sulla strutturazione delle reti oncologiche e sull’integrazione di procedimenti legislativi e normativi adeguati per giungere ad un upgrade cognitivo.

Fino ad ora ci siamo discretamente destreggiati con le possibilità e gli strumenti a nostra disposizione, ma il futuro dev’essere differente” sostiene Silvia Novello, Professoressa Ordinaria di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Torino e Presidente di WALCE Onlus. “Siamo ancora lontani da un gold standard e, per poterlo raggiungere, il nostro obiettivo dev’essere la cura e un sempre costante miglioramento della qualità di vita dei pazienti. Obiettivo, questo, che può essere sostenuto da un investimento specifico a fronte del notevole impatto che i nuovi setting possono comportare per i malati”.

Concorde con la necessità di un cambio di paradigma culturale è anche Giancarlo Pruneri, Direttore del Dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori Milano: “Il rischio che le complessità si possano aggravare in futuro è alto. Per questo è il momento di intervenire culturalmente affinché gestione e organizzazione delle infrastrutture ci consentano di dedicarci ai pazienti. Dobbiamo costruire delle reti oncologiche su più livelli, creare infrastrutture bioinformatiche funzionali e funzionanti, oltre che formare e stabilizzare nuove figure professionali dedicate nelle strutture sanitarie e nei laboratori”.

Anche sul fronte della prognosi stiamo assistendo ad un cambiamento. Rossella Elisei, Professore Associato di Endocrinologia e Dirigente Medico UO Endocrinologia e Medicina Clinica Sperimentale, AOU Pisana, ha ricordato come rispetto anche a qualche anno fa ci si possa maggiormente sbilanciare con i pazienti, individuando con più precisione una linea di trattamento futura grazie all’implementazione delle tecniche target.

Ad oggi non abbiamo ancora un piano strategico e nazionale di coordinamento per ragionare su risorse e protocolli” ha evidenziato Carmine Pinto, Presidente FICOG. “La biologica molecolare e la genomica sono gli ambiti più impattanti della ricerca nell’oncologia, ma per vederne realmente i risultati abbiamo bisogno di un governo d’indirizzo, proprio perché le reti oncologiche non possono nascere senza risorse. Con la genomica biomolecolare oggi il 35% dei pazienti può ricevere farmaci dal forte vantaggio terapeutico, ma non è ancora sufficiente: solo con una rete di coordinamento e facendo convergere gli interessi di tutti i comparti potremo indirizzare la ricerca verso sempre nuovi protocolli oncologici”.

Sull’importanza di costruire reti è concorde anche Valentina Trapani, Scientific Advisor di Alleanza Contro il Cancro, che ha ulteriormente ribadito anche la necessità di tecnologie, infrastrutture e attrezzature indispensabili per una corretta implementazione dell’oncologia di precisione.

L’On. Angela Ianaro, membro della XII Commissione (Affari Sociali) e della XIV Commissione (Politiche dell'Unione Europea), ha concluso il confronto restituendo l’impegno profuso dalla politica sul piano oncologico: “Di fronte ad una rivoluzione epocale come quella della medicina di precisione in oncologia, la sfida per la politica sarà comprendere i progressi scientifici grazie a tutti coloro che lavorano sul campo, per poter assicurare dei modelli organizzativi paralleli alle innovazioni. Il cambio di paradigma non sarà solo scientifico e culturale, ma anche politico, per garantire la sinergia necessaria a governare tutti i nuovi processi”.

Ludovico Baldessin, Chief Business & Content Officer di Edra e moderatore dell’evento ha aggiunto che “Ringraziamo Lilly per il supporto non condizionante all’evento e ringraziamo tutti coloro che ogni giorno guidano l’evoluzione guardando al progresso come sinonimo di futuro, visione e opportunità. Come professionisti della salute, ma anche come cittadini, dobbiamo essere oggi capaci di cogliere le opportunità di cambiamento e concretizzarle: il paradigma della terapia oncologica sta ulteriormente evolvendo da cronicizzazione a cura ma – come è stato detto da alcuni illustri relatori – ‘La casa brucia’: in alcuni tumori ancora la metà dei pazienti non ha accesso alle metodiche diagnostiche che garantirebbero una cura salvavita. Dobbiamo lavorare tutti insieme per concretizzare le soluzioni”.

Fonte: Edra

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