Immunizzazione e vaccinazione dell’adulto: istituzioni ed esperti a confronto per rafforzare prevenzione, accesso ed equità.

Immunizzazione e vaccinazione dell’adulto: istituzioni ed esperti a confronto per rafforzare prevenzione, accesso ed equità.

Influenza e malattia pneumococcica restano importanti sfide per la salute pubblica. Coperture ancora insufficienti, differenze territoriali, esitazione vaccinale e carenze informative richiedono di rafforzare entrambe le strategie, trasformando le raccomandazioni in percorsi strutturati, sostenuti da programmazione, chiamata attiva, reti territoriali e sistemi informativi interoperabili.

Roma, 14 settembre 2026 – Rafforzare le strategie di immunizzazione e vaccinazione dell’adulto, aumentare le coperture contro l’influenza e la malattia pneumococcica e garantire un accesso più uniforme sul territorio nazionale. Sono stati questi i temi al centro dell’evento istituzionale “Vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica nell’adulto: stato dell’arte e prospettive future”, che si è svolto giovedì 10 settembre a Roma, presso il Centro Studi Americani.

L’iniziativa, moderata da Annalisa Manduca e realizzata da Edra Media con il supporto non condizionante di MSD Italia e CSL Seqirus, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, decisori politici, comunità scientifica, professionisti sanitari, associazioni di cittadini e pazienti, con l’obiettivo di individuare azioni concrete per rafforzare la prevenzione delle infezioni respiratorie nell’adulto e, in particolare, nelle persone anziane, fragili o affette da patologie croniche.

La prevenzione dell’adulto nell’agenda istituzionale

In un Paese caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione e dalla crescita delle cronicità, l’immunizzazione dell’adulto assume un valore sempre più rilevante. Prevenire complicanze, ospedalizzazioni ed esiti severi significa proteggere le persone e, al tempo stesso, contribuire alla sostenibilità e alla resilienza del Servizio sanitario nazionale.

Ad aprire i lavori è stata Maria Rosaria Campitiello, Capo del Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze sanitarie del Ministero della Salute.

«Proteggere prima di curare: è questa la nostra priorità. Il Ministero della Salute è impegnato a rafforzare la prevenzione vaccinale dell’adulto, soprattutto per anziani e persone fragili, per ridurre malattia, complicanze e ospedalizzazioni e tutelare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.  Più persone protette – prosegue Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze sanitarie, Ministero della Salute – significa meno malattia, più salute e un Servizio sanitario nazionale più sostenibile.»

Il confronto istituzionale ha quindi approfondito gli strumenti legislativi, organizzativi ed economici necessari per riconoscere pienamente la prevenzione vaccinale come un investimento sanitario e sociale, riducendo al contempo le differenze territoriali nell’accesso. Accanto alla programmazione e alle risorse, è emersa la necessità di rafforzare la fiducia dei cittadini attraverso una comunicazione istituzionale coordinata, trasparente e capace di spiegare le caratteristiche e i benefici specifici delle diverse vaccinazioni.

«La vaccinazione dell’adulto – sostiene la Senatrice Elena Murelli, Capogruppo della Lega nella 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Senato della Repubblica, in un video-contributo registrato – non può più essere considerata un intervento accessorio, ma deve diventare parte integrante della presa in carico della persona. L’aumento della cronicità e della multimorbilità espone infatti un numero crescente di cittadini alle conseguenze più gravi delle infezioni respiratorie, con il rischio di complicanze, ricoveri, perdita di autonomia e aggravamento delle patologie preesistenti. Per questo non possiamo ragionare soltanto in base all’età anagrafica: accanto all’età dobbiamo considerare le condizioni cliniche e il profilo di rischio di ciascuna persona, andando sempre più verso una prevenzione e una medicina personalizzate. Altrettanto decisivo è il tema dell’accessibilità: non possiamo pensare che sia sempre il cittadino, soprattutto quello più fragile, a dover cercare la prevenzione; deve essere il Servizio sanitario a raggiungerlo, rafforzando la chiamata attiva, utilizzando meglio dati e strumenti digitali e integrando medici di medicina generale, farmacie, specialisti e servizi vaccinali. Investire in prevenzione significa inoltre contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: evitare complicanze e perdita di autonomia vuol dire tutelare la salute delle persone, utilizzare meglio le risorse pubbliche e liberare capacità assistenziale. Le politiche vaccinali devono quindi essere valutate non come una voce di costo isolata, ma per il valore sanitario, sociale ed economico che sono in grado di produrre. La sfida è costruire un modello nel quale prevenzione, territorio, innovazione e presa in carico lavorino insieme, garantendo un accesso sempre più semplice, omogeneo e appropriato rispetto alle condizioni di salute di ciascuna persona».

Particolare attenzione è stata riservata anche all’esigenza di garantire un accesso equo alla vaccinazione antinfluenzale e a quella antipneumococcica, integrandole nei percorsi di invecchiamento attivo e di tutela della popolazione anziana.

Influenza e pneumococco: due priorità distinte e complementari

Influenza e malattia pneumococcica possono determinare conseguenze cliniche rilevanti, tra cui complicanze, ricoveri ed esiti severi. L’età, le patologie croniche e le condizioni di fragilità aumentano la vulnerabilità alle infezioni e al loro impatto.

A questo quadro si aggiunge l’immunosenescenza, ossia il progressivo rimodellamento del sistema immunitario associato all’avanzare dell’età, che rende necessario definire strategie vaccinali tempestive e appropriate alle caratteristiche delle diverse fasce di popolazione.

A queste esigenze risponde anche l’evoluzione delle tecnologie vaccinali. Oggi sono approvati vaccini antinfluenzali potenziati, adiuvati o ad alto dosaggio, progettati per rafforzare la risposta immunitaria soprattutto negli anziani e nelle persone con difese ridotte. Sul versante pneumococcico, i vaccini coniugati offrono un elevato potenziale di protezione verso le malattie pneumococciche.

Nella popolazione anziana, i vaccini antinfluenzali potenziati, adiuvati o ad alto dosaggio, risultano più efficaci rispetto alle formulazioni a dosaggio standard. In particolare, l’impiego dell’adiuvante MF59 consente di rafforzare ed estendere la durata della risposta immunitaria senza aumentare la quantità di antigene del vaccino, contribuendo a migliorare la protezione anche nei soggetti più anziani e fragili. Secondo un’analisi di Health Technology Assessment richiamata nel fascicolo, in Italia, durante una stagione influenzale media, l’utilizzo del vaccino adiuvato nella popolazione con almeno 65 anni potrebbe prevenire 111.417 episodi di influenza, 363 ospedalizzazioni, il 93% delle quali negli over 65, e 195 decessi, il 98% dei quali nella medesima fascia di età.

Tra i nuovi strumenti, il vaccino coniugato 21-valente (PCV21), progettato specificamente per gli adulti e approvato a partire dai 18 anni, comprende 21 sierotipi: in Italia, i dati della sorveglianza MaBI 2025 relativi al triennio 2022-2024 indicano un potenziale di protezione pari al 77% delle malattie pneumococciche invasive negli adulti con più di 64 anni. Uno studio di Health Technology Assessment richiamato nel fascicolo stima inoltre che, in un orizzonte temporale pluriennale, una strategia vaccinale basata sul PCV21 potrebbe evitare circa 180 mila casi di malattia e generare un risparmio potenziale fino a 457 milioni di euro per la società e il Servizio sanitario nazionale.

Nel corso dell’incontro è stata richiamata l’attenzione sul persistente divario che, per entrambe le vaccinazioni, separa le coperture raggiunte dagli obiettivi indicati dalla programmazione nazionale.

Per la vaccinazione antinfluenzale, soltanto circa la metà della popolazione con più di 65 anni risulta immunizzata, a fronte dell’obiettivo del 75% indicato dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025. Per la vaccinazione antipneumococcica permane, invece, un rilevante divario informativo: non sono ancora disponibili dati ufficiali consolidati e omogenei su scala nazionale e le coperture stimate risultano variabili tra i territori e distanti dagli obiettivi previsti.

La disponibilità di dati tempestivi e comparabili, insieme a sistemi di sorveglianza efficaci, è essenziale per monitorare le coperture, individuare le popolazioni non adeguatamente raggiunte, orientare la programmazione e promuovere modelli organizzativi trasferibili tra le Regioni.

«Una buona sorveglianza – sostiene il Prof. Vincenzo Baldo, Ordinario di Igiene, Università degli Studi di Padova – rappresenta un elemento fondamentale per migliorare le strategie vaccinali. Disporre di un’anagrafe vaccinale efficace e di dati aggiornati consente di monitorare puntualmente le coperture, individuare le aree nelle quali persistono maggiori criticità e orientare gli interventi. Anche per la vaccinazione antinfluenzale abbiamo ancora importanti margini di miglioramento: accanto all’organizzazione dell’offerta, dobbiamo comprendere meglio le ragioni che condizionano l’adesione delle persone e trasformare i dati raccolti in azioni concrete per aumentare le coperture.»

Le due vaccinazioni presentano criticità differenti, ma entrambe richiedono un deciso rafforzamento. La campagna antinfluenzale, pur essendo ricorrente e maggiormente riconoscibile, continua a registrare coperture insufficienti, disomogeneità territoriali e difficoltà nel raggiungere in modo sistematico le persone eleggibili. La stagione influenzale può rappresentare anche un’occasione per verificare lo stato vaccinale nei confronti dello pneumococco, senza tuttavia assumere che il modello organizzativo esistente sia già pienamente efficace. L’offerta antipneumococcica deve inoltre essere garantita durante tutto l’anno e inserita stabilmente nei percorsi di prevenzione e presa in carico dell’adulto, senza essere limitata alla sola stagione influenzale.

«La vaccinazione dell’adulto – afferma il Prof. Giancarlo Icardi, Ordinario di Igiene, Università di Genova – costituisce uno degli strumenti più efficaci di prevenzione rappresentando un investimento in salute e sostenibilità per il futuro del nostro SSN. In questi ultimi anni numerosissime evidenze scientifiche dimostrano come prevenire le infezioni significhi ridurre complicanze, ospedalizzazioni e mortalità ad esse correlate soprattutto nelle persone anziane e fragili. La vera sfida che dobbiamo affrontare noi specialisti in igiene insieme agli altri operatori sanitari è quella di trasformare il valore della vaccinazione nell’adulto in programmi vaccinali strutturali, facilmente accessibili ed integrati nei percorsi assistenziali. In questo contesto le vaccinazioni contro influenza e pneumococco si collocano come interventi fondamentali per raggiungere gli obiettivi di copertura attraverso informazione, accessibilità e offerta attiva. In sintesi: la vaccinazione dell’adulto non è un intervento occasionale ma va riconosciuta come una componente essenziale della prevenzione lungo tutto l’arco della vita»

L’obiettivo è costruire una strategia nella quale vaccinazione antinfluenzale e vaccinazione antipneumococcica mantengano ciascuna le proprie caratteristiche, indicazioni e tempistiche, ma siano entrambe sostenute da strumenti organizzativi più efficaci e inserite in una visione comune di protezione lungo tutto l’arco della vita.

 Valutare il valore complessivo dell’immunizzazione

Un asse centrale del dibattito ha riguardato il contributo dell’Health Technology Assessment alla valutazione delle strategie vaccinali. L’HTA permette di considerare non soltanto efficacia, sicurezza e costo-efficacia, ma anche le dimensioni organizzative, sociali ed economiche e l’impatto complessivo sul sistema sanitario.

«Quando valutiamo una vaccinazione – afferma Giovanna Elisa Calabrò, Professore Associato di Igiene, Università di Cassino e del Lazio Meridionale; Direttore Scientifico di VIHTALI, spin off dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma – non dobbiamo più limitarci a chiederci quanto costa, ma quanto valore genera per il singolo cittadino, per il Servizio sanitario nazionale e per la società nel suo complesso. L’Health Technology Assessment ci consente di farlo attraverso una metodologia rigorosa, sistematica e trasparente, mettendo in relazione le evidenze scientifiche con il processo decisionale. Significa considerare non soltanto efficacia e sicurezza e l’impatto economico diretto, ma anche i ricoveri e le complicanze evitati, il carico sui caregiver e sulle famiglie, le perdite di produttività e le ricadute sull’organizzazione dei servizi sanitari. Per l’antinfluenzale come per l’antipneumococcica, dobbiamo quindi spostare l’attenzione dal costo della vaccinazione al valore che produce e, soprattutto, ai costi sanitari e sociali che possiamo evitare grazie alla prevenzione»

È stata quindi sottolineata la necessità di superare una lettura della vaccinazione come semplice costo corrente. Gli interventi di immunizzazione possono generare benefici che vanno oltre la dimensione strettamente sanitaria: riduzione di casi, complicanze e ricoveri, minore pressione sui servizi, tutela dell’autonomia delle persone anziane e fragili e contenimento dei costi sociali e produttivi.

«La vaccinazione dell’adulto non deve essere considerata soltanto una voce di spesa, ma un investimento capace di produrre valore sanitario, economico e sociale – afferma Eugenio Di Brino, Ricercatore ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore, in un video-contributo registrato – Una valutazione completa deve considerare non solo i costi sanitari evitati, ma anche la produttività preservata, il minore impatto su famiglie e caregiver e i benefici per l’organizzazione dei servizi. Le stime disponibili mostrano la dimensione di questo valore: l’immunizzazione dell’adulto può generare fino a 19 volte l’investimento iniziale, con valori fino a 33 volte per la vaccinazione antipneumococcica e fino a 22 volte per quella antinfluenzale. Inoltre, nelle aree vaccinali analizzate, raggiungere coperture ottimali potrebbe consentire ogni anno di recuperare oltre 562 milioni di euro di gettito fiscale, evitare 2,87 miliardi di euro di costi sociali e ridurre di 9,91 miliardi il valore della produzione persa. Aumentare le coperture significa quindi trasformare risorse investite in salute, sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e valore per la società». 

Per trasformare le evidenze disponibili in risultati concreti servono una governance nazionale stabile, obiettivi misurabili, sistemi incentivanti, un’anagrafe vaccinale interoperabile e modelli capaci di garantire maggiore omogeneità nell’offerta.

«L’esperienza del Covid – sostiene il Prof. Pietro Luigi Lopalco, Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva, Università del Salento – ci ha dimostrato che il nostro Paese è in grado di raggiungere coperture vaccinali che sembravano impensabili. Non possiamo replicare gli investimenti straordinari messi in campo durante l’emergenza, ma possiamo e dobbiamo conservarne le buone pratiche, a partire dalla capacità di raccogliere e utilizzare tempestivamente i dati. Per questo è fondamentale disporre di un’anagrafe vaccinale nazionale pienamente funzionante: senza dati omogenei è difficile misurare i risultati, individuare le criticità e coordinare efficacemente le Regioni. Ma, accanto alle risorse, serve innovazione organizzativa: continuare a fare le stesse cose con gli stessi strumenti significa inevitabilmente assistere a un progressivo calo delle coperture. Dobbiamo sperimentare nuovi modelli, ampliare le opportunità di accesso alla vaccinazione e investire sulla fiducia e su un linguaggio capace di parlare in modo più efficace ai cittadini.»

Programmazione nazionale ed equità territoriale

Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale definisce gli obiettivi e le garanzie della prevenzione, traducendoli nel diritto dei cittadini ad accedere alle vaccinazioni raccomandate. La sua attuazione deve però confrontarsi con le differenti capacità organizzative e di spesa dei sistemi sanitari regionali.

Nel corso dell’evento è stata pertanto evidenziata l’importanza di una maggiore integrazione tra le indicazioni del Piano e le valutazioni di Health Technology Assessment, così da coniugare diritto all’immunizzazione, appropriatezza delle scelte, valorizzazione dell’innovazione e sostenibilità.

«L’Health Technology Assessment dovrebbe rappresentare il punto di partenza nella definizione delle priorità e nello sviluppo delle strategie vaccinali, non uno strumento da utilizzare soltanto in una fase successiva per rafforzare decisioni già assunte. Altrettanto essenziale è disporre di un sistema di monitoraggio efficace, puntuale e tempestivo: dati aggiornati permettono di valutare l’efficacia degli interventi, individuare le aree di minore adesione e adottare rapidamente i correttivi necessari. Non possiamo continuare a programmare le politiche di prevenzione sulla base di informazioni disponibili con anni di ritardo» – afferma Massimo Andreoni, Professore emerito di Malattie infettive all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Membro del Consiglio Superiore di Sanità –. Un ruolo decisivo è affidato anche ai sistemi di sorveglianza. L’analisi dell’andamento epidemiologico dell’influenza e il monitoraggio tempestivo delle coperture possono orientare ogni anno la programmazione e consentire interventi correttivi durante la campagna; una maggiore integrazione con i dati relativi alle infezioni pneumococciche può sostenere strategie più coordinate.

«La sorveglianza dei virus respiratori RespiVirNet – afferma Antonino Bella, Responsabile epidemiologico di RespiVirNet, Dipartimento Malattie infettive, Istituto Superiore di Sanità – rappresenta in Italia l’unico strumento per monitorare l’influenza e altri virus respiratori. I dati epidemiologici nazionali e globali dimostrano che l’influenza non è una malattia da sottovalutare. Ogni anno, infatti, l’influenza provoca epidemie che hanno un elevato impatto sull’intera popolazione ma soprattutto nei soggetti a rischio di complicanze (anziani, soggetti con patologie croniche) per i quali esiste un vaccino sicuro ed efficace. Solo l’integrazione dei dati dei diversi sistemi di sorveglianza permette di valutare in modo ottimale il reale impatto dell’influenza sulla popolazione italiana e l’efficacia della campagna vaccinale.»

Per la malattia pneumococcica è particolarmente importante rafforzare la sorveglianza continua e migliorare la disponibilità di dati relativi alle coperture vaccinali dell’adulto. La collaborazione con gli specialisti può inoltre contribuire a costruire un quadro più completo delle categorie a rischio e dei bisogni di protezione.

«Le malattie invasive da pneumococco sono un problema di salute pubblica molto rilevante, ma grazie ai vaccini possiamo ridurre l'impatto. Abbiamo dati microbiologici – sostiene Paolo D’Ancona, Coordinatore epidemiologico della sorveglianza italiana per le malattie batteriche invasive ed Esperto per le malattie batteriche invasive, Istituto Superiore di Sanità – che ci aiutano nella scelta dei vaccini disponibili, ma abbiamo bisogno di più dati, in particolare delle coperture vaccinali dell'adulto e dell'anziano, dati oggi non disponibili a livello nazionale, per guidare al meglio le campagne vaccinali e proteggere meglio la popolazione.»

Dalle raccomandazioni a un’offerta realmente accessibile

La disponibilità dei vaccini e l’aggiornamento delle raccomandazioni, pur essenziali, non sono da soli sufficienti ad aumentare l’adesione, come dimostrano anche le coperture antinfluenzali ancora lontane dagli obiettivi. Occorre rendere l’offerta facilmente accessibile, riconoscibile e continuativa, superando le differenze organizzative tra Regioni e aziende sanitarie.

Tra le leve emerse figurano la chiamata attiva, l’utilizzo di sistemi di promemoria e richiamo, l’interoperabilità delle anagrafi vaccinali e l’integrazione tra territorio e servizi. Anche la co-somministrazione, quando appropriata e prevista dalle indicazioni, può contribuire a ridurre le occasioni mancate e a semplificare i percorsi.

La prevenzione dell’adulto deve inoltre superare la logica di campagne isolate ed essere inserita stabilmente nei percorsi ordinari di presa in carico. La vaccinazione antinfluenzale richiede una programmazione stagionale più efficace e una maggiore capacità di intercettare le persone eleggibili; quella antipneumococcica deve essere offerta con continuità durante l’anno. Per entrambe è necessario rafforzare la collaborazione tra ospedale e territorio, valorizzando il contributo dei medici di medicina generale, degli specialisti, delle farmacie e delle Case della Comunità.

Invecchiamento attivo e percorsi assistenziali

La protezione dall’influenza e dalla malattia pneumococcica rappresenta una componente importante delle politiche di invecchiamento attivo. L’identificazione sistematica delle persone eleggibili e l’integrazione della prevenzione nei percorsi assistenziali dedicati alle cronicità e alle fragilità possono rendere l’offerta più tempestiva e continuativa.

«Le vaccinazioni sono uno dei pilastri dell’invecchiamento attivo – afferma Michele Conversano, Presidente del Comitato tecnico-scientifico, Alleanza Italiana per l’Invecchiamento Attivo – HappyAgeing – e devono essere considerate parte integrante della presa in carico della persona. Dobbiamo far comprendere che vaccinarsi non significa soltanto proteggersi da una malattia infettiva, ma anche ridurre il rischio di complicanze delle patologie di base. Per aumentare realmente le coperture servono però cultura e organizzazione: la vaccinazione deve entrare nelle linee guida e nei percorsi assistenziali e deve coinvolgere tutti i professionisti che incontrano il paziente, dal medico di medicina generale allo specialista. Non è importante chi somministra il vaccino: è importante che la vaccinazione venga proposta e sia effettuata correttamente».

Modelli come i Percorsi Preventivi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali possono contribuire a collegare la prevenzione alla presa in carico ordinaria, trasformando ogni contatto con il sistema sanitario in un’occasione per verificare i bisogni di immunizzazione della persona.

La rete territoriale per aumentare le coperture

Un contributo rilevante può arrivare dalla Farmacia dei servizi e dalla capillarità delle farmacie territoriali. La possibilità di offrire le vaccinazioni previste dalla programmazione nazionale in una rete integrata con medicina generale e servizi vaccinali può semplificare l’accesso e avvicinare la prevenzione ai cittadini.

«La fase sperimentale della vaccinazione in farmacia può dirsi ormai conclusa – sostiene Alfredo Procaccini, Vicepresidente Vicario Federfarma – e diverse Regioni hanno già maturato esperienze importanti. Oggi occorre consolidare questo modello, strutturando le farmacie e garantendo una formazione adeguata dei professionisti, per rendere l’offerta vaccinale sempre più capillare e accessibile. Il contributo delle farmacie deve naturalmente inserirsi in una rete territoriale e operare in piena sinergia con la medicina generale e con gli altri professionisti sanitari, mettendo sempre il paziente al centro. In questo percorso la parola chiave è semplificazione: offrire più occasioni e modalità di accesso alla vaccinazione, anche attraverso la capillarità e gli orari delle farmacie, può contribuire ad aumentare le coperture. Il farmacista può inoltre svolgere un ruolo importante nel contrastare esitazione e disinformazione, rafforzando il rapporto di fiducia dei cittadini con i professionisti sanitari».

La prossimità dell’offerta deve essere accompagnata da un’informazione comprensibile, soprattutto per le persone fragili e per chi convive con patologie croniche o respiratorie. Le associazioni dei pazienti possono contribuire a spiegare le differenze e la complementarità tra vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica, sostenendo scelte consapevoli.

«Dalla survey che abbiamo condotto a livello nazionale emerge con chiarezza quanto sia ancora necessario investire sull’informazione e sulla consapevolezza dei pazienti rispetto alle vaccinazioni. Il dato che considero più significativo – sostiene Rosa Ioren Napoli, Paziente esperta Associazione Nazionale Aps Respiriamo Insieme e Coordinatrice Gruppo malattie respiratorie sanità partecipata della Regione Lazio – è che il 21% degli intervistati dichiara di non avere informazioni sufficienti: è proprio su questa quota di popolazione che possiamo e dobbiamo intervenire. Permangono inoltre convinzioni e percezioni errate sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini, così come una certa confusione rispetto alle diverse vaccinazioni raccomandate, compresa quella antinfluenzale. Serve quindi rafforzare un’informazione autorevole, chiara e accessibile, coinvolgendo tutti gli interlocutori che hanno un rapporto diretto e fiduciario con il paziente.»

Centrale è anche il ruolo dei medici di medicina generale, che necessitano di strumenti organizzativi adeguati a programmare l’offerta antinfluenzale, garantire continuità a quella antipneumococcica e verificare sistematicamente lo stato vaccinale dei pazienti cronici in ogni occasione utile.

«Di fronte allo tsunami epidemiologico e demografico che sta investendo il Servizio sanitario nazionale – afferma Elisabetta Alti, Vicesegretaria provinciale FIMMG Firenze e componente della Rete nazionale vaccini della Federazione – il singolo medico non può farcela da solo: la risposta deve essere organizzativa e passare attraverso una vera rete territoriale. Le Aggregazioni funzionali territoriali, le Case della comunità e il raccordo con i Dipartimenti di prevenzione possono consentire una presa in carico vaccinale continuativa, fondata sull’analisi dei bisogni, sull’anagrafe vaccinale, su obiettivi condivisi e sul monitoraggio delle coperture. La vaccinazione non deve essere concentrata soltanto in alcuni mesi dell’anno: dobbiamo individuare durante tutto l’anno le persone a rischio e raggiungerle attivamente. In questo senso, personale di studio, chiamata attiva e strumenti digitali, compresa l’intelligenza artificiale se utilizzata correttamente, possono diventare alleati fondamentali: permettono di identificare i pazienti da vaccinare, contattarli e ricordare loro l’appuntamento. La strada giusta è quella di un sistema organizzato che non aspetti il paziente, ma sia capace di intercettarlo e accompagnarlo nella prevenzione».

Dal punto di vista dei cittadini, percorsi frammentati o difficili da comprendere possono rappresentare una barriera all’adesione. Semplificare l’accesso, coordinare i diversi punti dell’offerta e comunicare chiaramente tempi e modalità delle due vaccinazioni può favorire una maggiore fiducia nel sistema sanitario.

Nel rapporto con la persona, la raccomandazione del medico e il counseling basato sulle evidenze restano tra i principali fattori in grado di orientare la scelta. L’esitazione nei confronti della vaccinazione antinfluenzale e la minore conoscenza della prevenzione antipneumococcica richiedono approcci comunicativi specifici, pur all’interno di una strategia coordinata.

«La vaccinazione dell’adulto – afferma Alessandro Rossi, Presidente SIMG – deve essere sempre più personalizzata sulla storia e sulle condizioni della singola persona. Il medico di medicina generale, che conosce la traiettoria di salute del proprio paziente, ha un ruolo centrale nell’individuare i fattori di rischio, comprese le condizioni e le terapie che possono determinare immunocompromissione, e nel proporre il percorso vaccinale più appropriato. Ma non può agire da solo: è necessario lavorare in rete con Dipartimenti di prevenzione, farmacie, ospedali e Case della Comunità, valorizzando i gruppi interdisciplinari e interprofessionali e gli strumenti digitali. I modelli organizzativi sono ancora molto diversi tra i territori, ma il tratto comune deve essere la capacità di stare vicino al paziente, informarlo e rafforzarne la consapevolezza sui rischi dell’influenza e sulle opportunità di prevenzione disponibili. Personalizzare significa proprio questo: offrire alla persona giusta, nel momento giusto, la vaccinazione più appropriata».

Dalla spesa all’investimento in prevenzione

Il confronto si è concluso con un richiamo alla necessità di tradurre le evidenze sull’impatto clinico, economico e sociale delle vaccinazioni dell’adulto in obiettivi nazionali misurabili e in impegni omogenei per le Regioni.

Immunizzazione e screening devono essere considerati investimenti prioritari per la resilienza economica e sociale del Paese, in particolare alla luce dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle fragilità. Ciò richiede strumenti capaci di misurare i benefici prodotti nel medio e lungo periodo e di riconoscerne il valore all’interno della programmazione sanitaria e finanziaria.

«La prevenzione – sostiene Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento della Programmazione, dei Dispositivi Medici, del Farmaco e delle Politiche in favore del SSN, Ministero della Salute – rappresenta un investimento strategico per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per la tutela della salute dei cittadini. Il rafforzamento delle risorse deve accompagnarsi alla capacità di misurare gli interventi, monitorarne gli esiti e utilizzare sempre meglio dati ed evidenze per orientare la programmazione. Anche nell’ambito delle vaccinazioni, disporre di strumenti di valutazione adeguati è essenziale per individuare i bisogni, sostenere le Regioni e favorire modelli organizzativi efficaci e quanto più possibile omogenei sul territorio nazionale. Investire in prevenzione significa generare valore non soltanto in termini di salute e qualità della vita, ma anche contribuire alla sostenibilità complessiva del sistema.»

Un fascicolo per sostenere il confronto

Nel corso dell’evento è stato presentato il fascicolo “Vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica nell’adulto: stato dell’arte e prospettive future”, che raccoglie contributi scientifici dedicati al quadro epidemiologico, all’immunosenescenza, all’evoluzione delle tecnologie vaccinali, alla valutazione HTA e alle strategie organizzative per aumentare le coperture.

La pubblicazione propone una lettura integrata delle evidenze e delle criticità ancora aperte, con l’obiettivo di offrire a istituzioni, decisori e professionisti uno strumento di approfondimento a supporto di politiche di prevenzione più efficaci, eque e sostenibili.

Il messaggio conclusivo dell’incontro è chiaro: proteggere la popolazione adulta dall’influenza e dalla malattia pneumococcica significa investire in salute, invecchiamento attivo e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Entrambe le strategie devono essere rafforzate, superando coperture insufficienti, disomogeneità territoriali e occasioni mancate. Per trasformare le raccomandazioni in risultati concreti servono continuità della programmazione, dati affidabili, chiamata attiva, informazione corretta e una rete territoriale capace di raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono e ricevono assistenza.

L’evento “Vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica nell’adulto: stato dell’arte e prospettive future” è stato realizzato da Edra Media con il supporto non condizionante di MSD Italia e CSL Seqirus.

Fonte: Edra

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