Roma, 12 marzo 2019
In relazione a un’intervista apparsa oggi su un quotidiano e alla conferenza stampa di stamattina al Ministero della Salute è doveroso fare chiarezza su alcuni punti.
I farmaci contribuiscono all’allungamento e alla qualità della vita, riducendo spesso i costi nelle altre voci di spesa socio-sanitaria, con investimenti in ricerca di 1,5 miliardi di euro all’anno solo in Italia.
La ricerca farmaceutica è quasi interamente finanziata dalle imprese: a cominciare dagli oltre 700 milioni all’anno destinati alle strutture pubbliche per gli studi clinici.
Il valore della nostra produzione farmaceutica ha consentito all’Italia di essere prima in Europa.
Per questo le imprese chiedono che siano riconosciuti e valorizzati gli investimenti che continuano a realizzare nel Paese pur a fronte di una spesa per medicinali inferiore agli altri Big Ue. E di certo non in una logica di “ricatto”, un termine improprio e gravemente offensivo che le imprese non possono accettare.
Farmindustria ha apprezzato la disponibilità al confronto offerta finora dal Ministro della Salute e dai suoi Uffici. Un dialogo che l’associazione spera possa proseguire anche perché ha consentito di approfondire alcune tematiche e da parte delle imprese di accogliere favorevolmente diversi contenuti.
È necessario ricordare che la determinazione del prezzo dei farmaci nel nostro Paese è frutto di analisi dei dossier da parte dell’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA), negoziazione con l’azienda produttrice, accordo, contratto tra le parti.
Passaggi lunghi – dalla Commissione Tecnico Scientifica (CTS) al Comitato Prezzi e Rimborso (CPR) di AIFA – ed estremamente scrupolosi. Infatti i prezzi sono il risultato di negoziazioni che si firmano in due, che portano a prezzi più bassi rispetto agli altri paesi Ue.
Per chi paga (Stato, Regione, Asl) i prezzi e gli sconti sono assolutamente trasparenti e quindi non segreti, come sottolineato sulla stampa. La riservatezza della procedura serve solo a tutelare l’accordo raggiunto, che prevede lo sconto a vantaggio del Servizio Sanitario Nazionale. Garantendo una più efficace competizione tra aziende, un accesso più rapido alla cura da parte dei pazienti e limitando il fenomeno dell’esportazione parallela, dovuto proprio ai prezzi più bassi che altrove.
E non va dimenticato il fatto che gli sconti negoziali molto diffusi aiutano a contenere la spesa su una larga parte del mercato.
Inoltre dopo la negoziazione del prezzo, sostanzialmente tutti i farmaci sono soggetti ad altri sconti fissati per legge del 5%+5%, a cui si aggiunge in alcuni casi un ulteriore taglio dell’1,83%.
AIFA poi firma con le aziende, in particolare sui medicinali innovativi, contratti di rimborso condizionato al risultato del trattamento. In questi casi ingenti somme vengono restituite dalle imprese attraverso il sistema del payback.
Di fatto si tratta di un ulteriore sconto che viene detratto dal prezzo ufficiale del farmaco.
Il rispetto degli accordi – e quindi dei rimborsi – da parte delle aziende è garantito dai registri AIFA, strumenti che assicurano il monitoraggio continuo dei pazienti in trattamento sia per l’appropriatezza terapeutica sia per i risultati delle cure.
I registri, a uso esclusivo di AIFA, sono a costo zero per l’Agenzia, perché a carico delle imprese.
È una best practice italiana: il 35% dei contratti mondiali di questo tipo sono in essere in Italia. Gli altri Paesi europei hanno quote sotto il 5%.
E ancora: dal 2013 le imprese sono costrette a pagare quote di sforamento dei tetti di spesa palesemente sottofinanziati. Con un’ulteriore riduzione di fatto dei prezzi.
Ci pare quindi in definitiva che il quadro sia molto chiaro.
Se si considerano nel complesso:
il prezzo effettivo dei farmaci è molto più basso di quello che appare e di sicuro il più basso in Europa.
Oggi in conferenza stampa è stato anche affrontato il tema fondamentale per le imprese del farmaco in Italia della prospettata revisione del prontuario terapeutico.
Proseguendo nella logica del dialogo aperto col Ministero, le imprese sono pronte a portare esperienze e proposte anche su questa tematica per contribuire a individuare le scelte che rimangono ovviamente di competenza delle Istituzioni.
Va ricordato che qualunque intervento in materia non può essere realizzato con logiche economicistiche. Tanto più che si tratta di farmaci a costi molto contenuti, con ricavi medi per l’industria di 5 euro a confezione, che equivalgono a pochi centesimi di terapia al giorno.
In una fase di forte personalizzazione delle cure, il SSN deve garantire la disponibilità di diverse alternative terapeutiche che consentano al medico la prescrizione del farmaco più adatto al singolo paziente, per assicurare qualità, appropriatezza e aderenza alla cura.
Fonte: Farmindustria
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