Inviato: Ven Mag 21, 2010 12:38 pm Oggetto: Insalata greca
Siamo nel pieno della bufera finanziaria che sta investendo la vicina Grecia e minaccia di estendersi al resto della fascia mediterranea europea, cioè Portogallo, Spagna e – il cielo non voglia – Italia.
Esistono di certo sedi più competenti per sviscerare il problema– la direttrice non me ne vorrà di certo per questo affronto - , né il vostro umile imbrattacarte viene a spacciarvi conoscenze che esulano dal suo misero orticello culturale, faticosamente coltivato in anni di eroiche lotte contro una mente desolata, arida da seminare e concimare.
Da quello che apprendiamo dai giornali, le cause del dissesto finanziario dell' Ellade vengono fatte risalire ad una cattiva gestione delle risorse economiche nazionali, alla corruzione diffusa, all'evasione fiscale praticata come sport nazionale, agli sprechi e alle inefficienze, ai costi insostenibili della politica.
A rispondere del crack viene chiamato, mediante pesanti tagli su pensioni, salari e aumento dell'imposizione fiscale, il cittadino comune.
Colui cioè che lavorando duro e onestamente, meno – o per nulla – ha contribuito o goduto dei frutti del dissesto
Insomma, anziché intervenire turando le falle della nave, si spremono i motori che tengono a galla la stessa.
La storia del nostro Paese deve molto nella sua nascita all'influenza e alla contaminazione della civiltà greca. Oggi, nel villaggio globale, noi farmacisti italiani possiamo affermare con fierezza di essere nobilmente gli ultimi – o i primi?- discendenti ellenici.
Nel microcosmo della sanità italiana rappresentiamo senza dubbio una della parti più sane, di sicuro i meno responsabili della voragine aperta dei conti in cui annaspa più di una giunta regionale.
Siamo tra i più sacrificati per orari e disponibilità festiva o notturna, tra le prime quattro categorie contributive fiscali, certamente i più apprezzati e stimati in assoluto dai cittadini in campo sanitario.
E' notizia di questi giorni, la presentazione da parte di Federfarmaroma di uno studio che quantifica in circa 50 milioni annui il risparmio realizzato dalla Regione Lazio affidando la distribuzione del materiale diagnostico per i pazienti diabetici alle farmacie e non più ai presidi Asl.
Il moderno sistema di monitoraggio e controllo della spesa effettuato dalle farmacie consente alla Regione una verifica in tempo reale dei fabbisogni e delle necessità dei pazienti, evitando quindi sprechi e forniture indebite.
Per non parlare dell'enorme risparmio in termini sociali rappresentato dalla comodità di accesso per il paziente alle farmacie, sia in termini di orari che di dislocazione territoriale.
In virtù di tutti questi meriti e come riconoscimento del nostro ruolo di sacrificio e sostegno al SSR, veniamo regolarmente scelti e penalizzati nel ripiano del dissesto finanziario in cui si dibatte il comparto della salute.
In questa primavera le indicazioni in tal senso si rincorrono garrule e spensierate come rondini in cielo, da un convegno Federfarma ad un'assemblea ADF, fino alla recente Cosmofarma. In questa sede è stata presentata e lucidamente analizzata l'ultima – e probabilmente letale – mazzata che si sta per abbattere sui banconi delle nostre farmacie, il taglio (3%?) dei margini distributivi.
Con disinvoltura e simpatia degne più di un battesimo che del funerale chiamati a celebrare, competenti e implacabili commercialisti hanno guidato i partecipanti ai lavori lungo la via crucis rappresentata da quel taglio ai margini che da più parti viene considerato prossimo e inevitabile.
L'impatto sulla vita delle farmacie non sarà dissimile a quello dell'intervento delle autorità greche sui propri governati. Basta scorrere i dati presentati al convegno per accorgersi che il taglio del 3% si moltiplica in progressione geometrica sul reddito prodotto, causando un declassamento del rating bancario dell'azienda farmacia da A a tripla B-.
Retrocessione dolorosa da un punto di vista dell'orgoglio, e costosa in termini finanziari.
L'azienda farmacia troverà notevoli difficoltà ad accedere al credito bancario e potrà farlo solo a condizioni molto più onerose delle attuali
La riduzione di redditività dell' impresa , per giunta, non potrà che ripercuotersi negativamente sui livelli occupazionali e sugli investimenti che, al contrario, la neonata farmacia dei servizi richiederebbe.
Tralasciando l'amarezza molto “greca” di essere chiamati ancora una volta a ripianare guasti e sprechi non certo riconducibili al servizio farmaceutico territoriale, resta la domanda alla quale deve dare risposta il ministro competente: è realistico realizzare la tanto sbandierata deospedalizzazione del paziente se, anziché fornire mezzi tecnici e risorse finanziarie al nascente centro sanitario territoriale che dovrebbe accoglierlo, lo soffochiamo nella culla?
Le nozze tra i servizi e la farmacia stanno per essere celebrate brindando con acqua e offrendo una manciata di fichi secchi e solitamente questo non viene considerato un auspicio augurale. A meno di non fare affidamento su interventi miracolistici tesi a tramutare l'acqua in vino, unico evento a rendere plausibili e non pleonastici gli applausi ai fautori di quella che rischia di rimanere solo una utopistica dichiarazione di intenti
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